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Orchestra Radiosa

6. 3 L’orchestra Radiosa

 

Come in Italia, anche nel Canton Ticino la Radio ebbe il compito di contribuire alla diffusione della musica jazz, genere ancora poco conosciuto al grande pubblico se non per qualche disco che circolava o grazie a qualche orchestra di passaggio.

Questa apertura verso la musica transoceanica da parte della RSI fu un altro elemento che indicava la modernità dell’impostazione voluta dal direttore Vitali (amante del genere e ballerino di charleston), contrario alle tendenze conservative dominanti nelle altre Stazioni Radio.

Per dare un idea, basta pensare che il direttore di Radio Berna Kurt Schenker si vantava di aver scelto un programma con opere di Franz Schubert al posto di canzoni del “negro” Louis Armstrong . In realtà, la Radio della Svizzera tedesca subì i forti condizionamenti della tradizione contadina, legata a manifestazioni patriottiche che vedevano nel nuovo genere un “male” che avrebbe soppiantato il tradizionale ballo paesano.

Radio Monte Ceneri invece, non diede peso a questo clima imperante ed anzi, nel 1937 mandò in onda un programma jazz (anzi, giaz come veniva in quegli anni chiamato) in cui un appena diciottenne Flavio Ambrosetti iniziava le sue collaborazioni radiofoniche come pianista: in seguito avrebbe poi incrementato la propria presenza alla Radio con la rubrica “storia del jazz” (1949) e le regolari registrazioni del suo quintetto.

Tra il 1939 e il 1940 un gruppo di dilettanti luganesi (“dieci o undici amici che si ritrovano e hanno voglia di suonare assieme” come ricorda il trombettista di questo gruppo Angelo Parini, in una intervista del 2009 effettuata da Aldo Sandmeier ) si riunì, iniziando a suonare nei locali pubblici della zona, spesso accompagnando cantanti locali e internazionali.

Nello stesso periodo giunse a Lugano il violinista Fernando Paggi, assunto precedentemente dalla Radiorchestra. L’unione di Paggi al gruppo di musicisti diede vita a “l’orchestrina Radiosa”.

Di li a poco, dopo aver superato un audizione , la Radiosa ottenne il permesso di poter suonare alla radio, diventando in breve – con sottoformazioni jazzistiche e melodiche – l’ orchestra di musica leggera della RSI, non disdegnando di suonare anche “dal vivo” in spettacoli pubblici.

La RSI, grazie all’abilità di questa formazione, seppe combinare la novità del linguaggio jazzistico senza perdere il legame con la tradizione, come dimostra una delle prime realizzazioni dell’orchestra del 1942, La lavandera: la canzone popolare (cantata in dialetto) veniva presentata con un particolare – e ben riuscito – arrangiamento jazz, a riprova del fatto che, spesso, vecchio e nuovo riescono benissimo a convivere.

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Radiorchestra

6. 2 La Radiorchestra

Durante i primi mesi di attività radiofonica spesso – per ragioni di emergenza e problemi di organizzazione – si crearono vuoti di programmazione che dovevano essere riempiti in breve tempo.

Occorreva quindi avere a disposizione una formazione orchestrale da utilizzare per questo scopo. Come già detto, la RSI si trovava nelle condizioni di dover mostrare un alto livello di professionalità potendo usufruire di una scarsa possibilità finanziaria: era impensabile perciò chiamare professionisti, magari al di fuori della Svizzera italiana, e tenerli in pianta stabile per eventuali concerti.

L’Ente Autonomo della Radio Svizzera italiana (EARSI), dopo varie e complicate trattative riuscì, nel febbraio 1933, a mettersi d’accordo con la Società degli albergatori e con il Kursaal di Lugano ottenendo la prestazione della piccola orchestra anche per l’attività radiofonica .

L’orchestra aveva un organico di soli dieci elementi e i pochi musicisti professionisti svizzero-italiani erano tutti impiegati in questa formazione.

Occasionalmente l’organico si allargava con musicisti da oltre Gottardo (anche per quanto riguardava i cantanti: quelli italiani venivano considerati più idonei al temperamento artistico del Cantone).

Qualcuno avrebbe voluto eliminare la collaborazione straniera, ma la Radio Svizzera italiana, saggiamente, privilegiò sempre il lato artistico a quello “nazionalistico”.

Per quanto riguarda il repertorio si può dire che fino all’estate del 1933 rimase quello adatto ad un orchestra composta da pochi elementi, ovvero semplici sinfonie, valzer, brevi componimenti, estratti di opere, musica “brillante” e ballabile: pochi mesi dopo l’organico sarebbe passato a diciotto esecutori, consentendo scelte artistiche più impegnative .

Il compromesso con la Società degli albergatori e con il Kursaal non poteva però ancora durare a lungo poiché, dovendo suonare sei giorni a settimana anche al di fuori della Radio, le prestazioni rischiavano di divenire molto precarie e qualitativamente inferiori: il ruolo di sola vera produttrice di cultura musicale che la RSI si era ritagliata la obbligava a severi criteri di selezione per quanto riguardava le scelte artistiche e gli esecutori; negli ambiziosi progetti futuri non c’era più posto per volenterosi dilettanti.

Nel 1934 vennero infatti invitati a dirigere l’orchestra cinque compositori e direttori svizzeri, i quali proposero loro composizioni: la musica sinfonica tedesca diventò molto più presente nella programmazione radiofonica e aumentarono anche i concerti “vocali-strumentali”.

Queste scelte furono molto coraggiose, sia per il genere non popolare , sia per la situazione internazionale degli Anni Trenta, non propriamente favorevole allo scambio di artisti “forestieri”. Vennero anche create delle sottoformazioni specializzate in musica da ballo e altri generi più “orecchiabili”, per accontentare più o meno tutti .

Radio Monte Ceneri sarebbe divenuta un punto di riferimento per programmi orchestrali, in cui i compositori svizzeri e dell’Europa settentrionale si potevano confrontare con opere e compositori italiani (competere con le trasmissioni musicali dell’EIAR era impensabile, ma si puntò comunque sulla “scuola italiana” per mostrare a livello nazionale l’animo latino del Cantone) a loro contemporanei, ma non ancora conosciuti in Svizzera.

Senza il contributo della Radio, la diffusione di questa musica non sarebbe stata possibile.

Divenne quindi necessario per la RSI avere a disposizione un orchestra stabile come accadeva con quella della Svizzera tedesca e della Svizzera romanda. Nel 1935 la Società Svizzera di Radiodiffusione (SSR) concesse alla Radio nuovi fondi per mantenere stabilmente l’orchestra, la quale presse la denominazione di “Radiorchestra”.

La situazione però non si era ancora stabilizzata: solo dopo varie vicissitudini nel 1937 la formazione divenne parte integrante della RSI, mentre per l’aumento dell’organico fino a trentasei musicisti bisognò attendere il 1938.

Negli anni dello scoppio del secondo conflitto mondiale l’offerta musicale si contraddistinse per l’allegria e la leggerezza dei programmi. Il motivo fu duplice: era necessario reagire in questo modo alla pesante situazione venuta a crearsi, ma soprattutto occorreva sopperire alla mancanza di fondi e musicisti che la guerra avrebbe creato.

Nel 1991 la “Radiorchestra” prenderà la denominazione ufficiale di “Orchestra della Svizzera italiana”.

 

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R.S.I. e Musica

6. 1 La RSI e la musica

La funzione che Radio Monte Ceneri svolse nella necessità di dare un contributo alle trasmissioni dell’insieme delle radio svizzere, elevò immediatamente la vita musicale della Svizzera italiana, precedentemente assai modesta. Di colpo si può dire che da un livello di poche iniziative amatoriali si sia passati ad una situazione ricca di stimoli, di livello a volte addirittura metropolitano.

Come si diceva nel capitolo quattro, il Canton Ticino tra la fine degli Anni Venti e i primi Anni Trenta era “orfano” di luoghi culturali come università, accademie e teatri. Si è anche spiegato come grazie alla costituzione federale del paese, le minoranze – con relative autonomie culturali e linguistiche – potessero avere gli stessi diritti del resto della popolazione e costituire un Ente radiofonico autonomo.

Ma il fatto che voglio ora sottolineare è l’evoluzione che la Radio Svizzera italiana ebbe anche nel campo dell’intrattenimento, oltre a quello più strettamente culturale della Radioscuola.

Mentre le stazioni “sorelle” (Beromünster e Sottens) potevano usufruire e prendere spunto per i loro programmi da spettacoli teatrali, attività culturali, concerti ed eventi accademici, una piccola città come Lugano, in cui la cultura era limitata alle attività formative della scuola, avrebbe dovuto accontentarsi di poco.

Accadde invece che la RSI si trasformò in un catalizzatore di eventi locali e regionali, diventando in breve tempo un punto di riferimento per quanto riguardava la scena culturale della Svizzera italiana, imprimendo una importante accelerazione alle abitudini e ai gusti locali.

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