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Radio Svizzera

4. 1 La Radio come strumento “culturale”

Qualcuno ha detto che, di fronte alle vicende che l’hanno eletta a luogo ospitale per viaggiatori e profughi da tutto il continente, la Svizzera sia stata un Paese che ha “accolto” le persone che vi hanno trovato conforto e riparo, più che “colto” i messaggi di cui queste erano portatrici.

Questa frase ci fa rendere perfettamente conto della situazione in cui versava la Svizzera italiana all’inizio degli anni trenta. Regione povera di risorse naturali, nel pieno di una forte crisi economica e con un economia basata esclusivamente su attività rurali, il Canton Ticino poteva contare allora una popolazione di circa 160.000 abitanti.

Unico depositario della cultura italofona nella confederazione elvetica, il Cantone visse le pesanti difficoltà di un isolamento geografico, nonostante l’apertura nel 1882 del tunnel del San Gottardo che lo inseriva nel traffico tra le città del Nord Europa e l’Italia.

La Svizzera italiana di allora si distingueva per una evidente situazione di chiusura: le scelte politiche e sociali, caratterizzate da una grande cautela e presa di distanza dalle idee dominanti dell’epoca, stavano alla base del principio svizzero di neutralità.

Purtroppo questa neutralità non sarebbe tardata a sfociare in una sorta di autarchia culturale e rifiuto della cultura “estranea”, causando ovviamente anche un isolamento culturale e rendendo il Ticino e i suoi centri urbani (Lugano allora era poco più grande di una cittadina) orfani di quegli importanti “luoghi del sapere” che offrono le basi e la formazione per incrementare la vita culturale in una città come teatri, accademie, università.

Come si arrivò a questa situazione?

E’possibile apprendere che gli anni venti furono segnati da una profonda situazione di crisi, riguardante tutti gli aspetti importanti della vita sociale del Ticino: bassi salari, emigrazione verso la svizzera tedesca, grave crisi politica. La situazione del cantone rispetto al resto della Svizzera d’altronde, fu sempre più travagliata.

Come dicevamo, la cultura e la lingua italiana lo resero, assieme alle quattro vallate del Canton Grigioni – Mesolcina, Calanca, Poschiavo e Bregaglia – la parte italiana della Svizzera, che nell’insieme della nazione, rappresenta una minoranza etnica.

Il popolo del Cantone ha sempre rivendicato la propria identità e cercato, per quanto gli è stato possibile, di veder riconosciuti i propri diritti e la propria dignità di minoranza.

Parallelamente, nella stessa minoranza italiana, si riscontrava il timore di possibili spinte “irredentiste” di alcuni filofascisti che proprio a Lugano, nel settembre del 1920, avevano fondato il gruppo dei Fasci dei combattenti, primo esempio di fascismo “autoctono” all’estero, formato sostanzialmente da invalidi e reduci di guerra .

La difesa dell’italianità fu, negli anni precedenti la grande guerra, il tema principale di molti scontri ideologici tra gli intellettuali più in vista (nominiamo Francesco Chiesa solo per citare il più rappresentativo) che vedevano nell’arrivo in Ticino di molti svizzeri tedeschi, grazie al traforo del san Gottardo, una minaccia per la propria italianità.

Per difendere la cultura italiana allora alcuni intellettuali fondarono un periodico avente questo preciso scopo, “L’Adula” .

Per completare la situazione “esplosiva”, è bene ricordare che anche la lotta antifascista nel Ticino era molto attiva, grazie al lavoro di rifugiati ed esuli politici che scrivevano sui numerosi quotidiani del Cantone .

Appare dunque evidente che la tanto famosa e declamata neutralità svizzera, nascondeva in quel periodo un clima teso e sempre sul punto di rottura degli equilibri politici e sociali.

Questa situazione muterà profondamente con la nascita della Radio Svizzera italiana, indipendente dalle altre due stazioni esistenti. La domanda appare spontanea: come fu possibile dotare di una stazione emittente una cittadina come Lugano che, come abbiamo descritto precedentemente, poteva contare su così scarsi retroterra culturali?

Il merito per questa decisione appartiene esclusivamente alla costituzione federale del paese, la quale prevedeva uguale rispetto e tolleranza verso tutte le culture della confederazione: i pionieri della radiofonia poterono quindi creare una stazione Radio ovviamente per merito dei loro grandi sforzi, ma soprattutto grazie a questa possibilità di autonomia e difesa delle minoranze che gli era stata concessa per legge.

Il continuo confronto e la necessaria competizione con le atre stazioni Radio avrebbero poi contribuito a trasformare Radio Monte Ceneri (nome del luogo dove era situata l’antenna emittente) da semplice “sorella minore” a vera e propria “grande emittente”con programmi ambiziosi e degni di stazioni radio molto più grandi e attrezzate.

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