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F. Antonio Vitali

4. 4 Il primo direttore della RSI

Durante la discesa del treno verso Bellinzona, ad ogni apparire di cascine e villaggi sperduti tra le montagne, mi chiedevo con crescente preoccupazione: “ E il programma? Come arriverò a riempire il programma?

Felice Antonio Vitali venne nominato direttore della RSI nel 1931, all’età di 24 anni.

Dopo una breve carriera come reporter per la casa editrice Hallwag di Berna, a partire dal 1929 incontrò la Radio e iniziò la sua attività come annunciatore prima e come direttore di Radio Berna in seguito.

L’esperienza maturata in questo campo fu fondamentale per vincere il bando di concorso per la carica di direttore (importante fu anche l’appoggio del consigliere nazionale Francesco Borella), il quale richiedeva che i candidati avessero svolto attività presso qualche studio radiofonico.

In realtà la carica che andò a ricoprire fu tutt’altro che combattuta e richiesta, anzi si potrebbe dire l’esatto opposto, dato che la stessa istituzione Radio era ritenuta inutile – quando non dannosa – dalla maggioranza dei Ticinesi.

Vitali si trasferì definitivamente a Lugano nel 1932, per iniziare ad allestire i programmi di prova, preparare preventivi e sorvegliare i lavori del nuovo studio radiofonico in costruzione.

L’attività del nuovo direttore si distinse da subito per l’imparzialità e il coraggio delle scelte di programmazione: per sua stessa ammissione , non militò mai in nessun partito e allo stesso modo non cercò mai alcun appoggio politico.

La neutralità e la veridicità delle notizie per lui venivano prima di qualunque altra cosa. Ovviamente tali scelte contribuirono a creargli nemici e detrattori.

Da subito e per tutta la durata del suo mandato di direttore, gli venne attribuita una certa povertà culturale e scarsa dimestichezza con la cultura italiana.

Vitali seppe comunque controbattere a queste campagne denigratorie, affermando che il ruolo da lui impersonato era un prodotto del ventesimo secolo, una professione che non poteva avere una formazione culturale “classica”.

E’ interessante notare come da subito, la novità fosse la preoccupazione principale del primo direttore della RSI: il fatto di non voler proporre programmi “comodi”, ovvero riproduzioni di repertori già esistenti, ma sperimentare forme nuove e concepite propriamente per la Radio, dimostra quanto Vitali fosse veramente una creatura del novecento, un essere dinamico e per certi versi molto più moderno dei suoi contemporanei.

Come interpretare altrimenti frasi come:

Nella mia mente, l’arte di fare programmi, è l’arte del limitarsi. Infatti quando si conosceranno i limiti della radio, imposti dalla tecnica, tanto più facilmente si potrà trovare il tono giusto per le trasmissioni

Oppure:

La difficoltà, per noi gente della radio, non consiste tanto nell’aver ottime idee, quanto nel saper mettere ogni produzione nel posto che merita.

Indubbiamente molti altri al posto suo, trovandosi a rivestire una carica così scomoda e difficile, si sarebbero limitati a cercare di proporre programmi semplici e che non andassero contro a nessuno.

Il grande merito che va riconosciuto a Vitali è proprio aver preso il proprio compito molto seriamente, ed aver contribuito a trasformare Radio Monte Ceneri nella voce “libera” della Svizzera italiana.

Vitali rassegnerà le dimissioni dalla RSI nel 1947, dopo oltre 15 anni di direzione.

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