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Orchestra Cetra

3. 3. 1 L’orchestra Cetra

Il 15 ottobre 1933 l’orchestra Cetra diretta dal Maestro Tito Petralia iniziò a trasmettere un programma di musica varia che continuò per alcuni anni.

Il maestro Petralia venne poi sostituito il primo luglio 1935 con il pianista inglese Claude Bampton, il quale porterà un grande rinnovamento nelle composizioni e negli arrangiamenti dell’orchestra. La sua “eccessiva” modernità non venne apprezzata dal direttore generale dell’EIAR Raoul Chiodelli, il quale lo allontanò dall’orchestra a causa però, più verosimilmente, delle proprie origini inglesi .

L’EIAR dovette trovare al più presto un direttore e arrangiatore italiano per guidare l’orchestra.

Nel giugno 1936 venne nominato direttore Pippo Barzizza. Grande violinista e musicista eclettico (suonava anche sassofono, fisarmonica, pianoforte e batteria) fu stimato dai colleghi anche per la propria professionalità, precisione e autorevolezza della direzione.

Compose e arrangiò musica moderna, sofisticata. Una volta insediatosi alla Cetra iniziò un processo di riorganizzazione dell’orchestra e rivoluzione dell’organico.

Grazie alle grandi capacità di questo nuovo direttore, la Cetra, orchestra ufficiale dell’EIAR di Torino, divenne la migliore formazione italiana capace di utilizzare un vero e proprio linguaggio jazzistico.

La sua attività fu molto costante e ricca di impegni. Marcello Cianfanelli, sassofonista tenore e componente della Cetra ricorda infatti che:

Passavamo quindici giorni al mese a incidere dischi; di ogni brano dovevamo fare due matrici. Una rimaneva in sede, l’altra andava a Milano per essere stampata. In più avevamo una trasmissione al giorno. Era in diretta e dovevamo leggere tutto, o quasi, a prima vista. Ma erano tempi di grande euforia, anche se di jazz non se ne faceva quasi.

Questo periodo di successo durò dal 1936 al dicembre 1942, anno in cui la sede EIAR di Torino venne bombardata e fu necessario trasferire l’orchestra a Firenze.

Con la fine della guerra, la censura e le ridicole proibizioni di ascoltare musica afroamericana cessarono, e potè finalmente iniziare (con molti anni di ritardo) lo studio e lo sviluppo di una musica che fino dalle sue origini è sempre stata espressione di libertà.

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