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Big Band in Italia

3. 3 Le grandi orchestre in Italia

Le grandi orchestre comparvero in Italia a partire dagli Anni Trenta, con un ritardo di una decina d’anni rispetto alla situazione statunitense ma anche a quella di alcune nazioni europee. Venne copiato il modello radiofonico e teatrale americano, con l’aggiunta però di strumenti tipicamente europei – gli archi soprattutto, ma anche la fisarmonica – a differenza delle big band oltreoceaniche.

Analizzando la già citata opera di Mazzoletti, sappiamo che agli inizi di quegli anni si assistette alla nascita di numerose grandi orchestre italiane, nate principalmente per motivi commerciali e con lo scopo dichiarato di incidere dischi .

Come apprendiamo continuando la lettura, queste formazioni si caratterizzarono per la loro attività discontinua e per le esecuzioni non strettamente jazzistiche. Inoltre i problemi derivanti dal mantenere economicamente formazioni di così grande organico fecero ben presto tornare alla situazione precedente, ovvero ai piccoli complessi di sei ed otto elementi.

L’EIAR intuì il potenziale di queste grandi formazioni e per salvarle, decise di porle sotto l’egida dello Stato (altra differenza dalle orchestre statunitensi, composte da compagini private) rendendole quindi a finanziamento pubblico. Nel 1933 creò quindi una propria “Radiorchestra” .

Oltre che per le incisioni, queste big band furono usate per le radiotrasmissioni, anche se in realtà già dal 1927 esisteva la consuetudine di trasmettere in diretta i concerti delle orchestre che si esibivano principalmente nelle sale da ballo e nei grandi alberghi, ma le formazioni in questione avevano un organico di gran lunga inferiore.

 

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