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Programmi Educativi

2. 4 Nuovi programmi educativi

Leggendo il testo della “Solenne inaugurazione delle trasmissioni scolastiche” del 10 marzo 1934, presentata dal Ministro dell’Educazione Nazionale Francesco Ercole e dal sottosegretario Arrigo Solmi e che ho riportato in appendice, ci si può rendere conto di quale fosse il tipo di cambiamento imminente. Il tono propagandistico e l’esaltazione del regime in questo messaggio sono solo la prima tappa di un percorso che porterà i programmi a tematiche sempre più belliciste e “soldatesche”.

Per dare un idea di questo mutato spirito “educativo” ho confrontato il testo della puntata de Il Cantuccio dei bambini del 25 dicembre 1926 con il discorso della Solenne inaugurazione delle trasmissioni scolastiche.

Le due trasmissioni sono ovviamente molto differenti sia per quanto riguarda stile, linguaggio e forma, sia per gli intenti e le finalità.

E’ comunque interessante notare la brusca riduzione dell’autonomia delle singole stazioni Radio, all’indomani della nascita del nuovo Ente: da questa data in poi infatti, la centralizzazione dei programmi avrebbe ridotto di molto la fantasia creativa delle stazioni locali, rendendo tutte le trasmissioni praticamente identiche.

Dal confronto emerge immediatamente lo spirito della trasmissione per l’infanzia che ha l’intento di creare un pubblico di piccoli affezionati, allettati da una possibile ricompensa per la fedeltà dell’ascolto

Bandiremo subito una bella gara di indovinelli con due premi attraentissimi […] e il tre gennaio estrarremo a sorte il nome dei fortunati solutori…

Il tono del testo si caratterizza inoltre per lo stile veramente infantile, fatto di continui vezzeggiativi e diminutivi: sembra evidente che la volontà degli autori sia quella di usare questo linguaggio con lo scopo di lasciare i bambini nel loro mondo di magia, mistero e soprattutto ignoranza rispetto alla situazione reale a loro contemporanea

[…] vedrei mille manine tese e impazienti…
[…] perché i Milanesini non invidino i Napoletanini…
[…] visetti da golosoni…

Molto diverso appare invece il tono del secondo esempio, assolutamente più realistico e disincantato – per quanto fazioso e di parte – in cui si vuole mostrare l’efficienza e la grande lungimiranza culturale fascista, che “offre” con orgoglio il nuovo mezzo di comunicazione all’educazione e alla crescita delle nuove generazioni

Io sono certo che […] saprete valutare come la radio, questo nuovo strumento didattico che il Governo fascista pone da oggi a vostra disposizione, sia in grado di attuare una nuova e mirabile comunione di intenti e di spiriti fra tutte le scuole, fra tutti i bambini d’Italia.

Il lessico usato è realistico e proprio di un comunicato stampa, inoltre il pubblico destinatario non sembra più quello di un gruppo di bimbi affascinati dalla “casa dei nanetti” , ma quello di un auditorio molto più maturo e già pronto al “dovere” che lo aspetta

A voi, cari fanciulli d’Italia, che siete la speranza di una Patria sempre più grande e più rispettata, porgo l’augurio che, mediante le cure dei vostri educatori e dei vostri dirigenti, siate per divenire, come vi vogliamo, sani e forti, rispettosi e amanti della famiglia e della scuola, sempre più consapevoli e più degni.

La volontà di educare i bambini attraverso un linguaggio favolistico lascia ben presto il posto ad una educazione di tipo militare, dedita all’indottrinamento politico e ideologico.

Concludiamo quindi facendo un rapido bilancio dei risultati ottenuti dall’ERR. Nel complesso, si può tranquillamente affermare che questa iniziativa radiofonica fu piuttosto deludente e fallimentare sia per motivi “teorici” (inesistente politica culturale del regime, scarso interesse politico e intellettuale dei programmi) sia per motivi “pratici” che ora andiamo ad elencare.

Innanzitutto, l’idea di creare programmi unificati per le scuole e trasmissioni per il mondo contadino ad opera di un unico ente, ideato con questo preciso scopo, nacque principalmente con due intenti fondamentali: tentare di favorire indirettamente lo sviluppo radiofonico nel paese e poter sottoporre le grandi masse del mondo agricolo, risiedenti in zone decentrate e isolate, alla continua e sistematica propaganda del modo di vivere fascista.

La Radio aveva chiaramente i requisiti per poter amplificare e dare risonanza a questa dottrina, quindi perché non ottenne questo risultato?

Il motivo di questo fallimento è da ricercarsi nello stile con cui venivano redatti i messaggi, troppo sostenuto e “cittadino” per essere bene inteso da chi avesse avuto un basso livello d’istruzione. Il gap culturale esistente tra campagna e mondo urbano venne così mantenuto profondo e l’indifferenza del mondo contadino circa i programmi (“agricoli” e non) fu sempre molto alta.

A questo problema di “comprensione” si aggiunse da subito quello (a mio avviso, vero e proprio tallone d’Achille della radiofonia italiana) della difficoltà d’acquisto dell’apparecchio.

Non è un caso che fino al 1931 in Italia si assistette ad una netta maggioranza nelle vendite di automobili rispetto alle radio : la politica delle vendite infatti, imponeva che realtà come le scuole si procurassero con propri mezzi l’apparecchio radiofonico, il quale era ancora ben lontano dal poter essere considerato “popolare”, visto che fino al 1934 il valore minimo si attestava intorno alle 575 lire.

Per incrementare le vendite il prezzo venne abbassato di 100 lire l’anno seguente, ma gli sconti per le organizzazioni del regime non sarebbero durati a lungo.

Il nuovo mezzo di comunicazione parve dare nuovamente vita ai piccoli paesini, decentrati e praticamente privi di svaghi e divertimenti, i quali erano ben felici di poter usufruire del nuovissimo ritrovato tecnologico in qualunque modo.

Ma se si osserva la qualità dei programmi per le scuole, sia primarie che secondarie, ci si rende ben presto conto dell’elevata scarsezza culturale e intellettuale che li contraddistingueva, in quanto la propaganda, il conformismo intellettuale e la retorica erano il vero tema centrale dei programmi.

Un ultimo punto che caratterizzò l’insuccesso delle trasmissioni scolastiche fu l’indifferenza, che spesso sfociava in ostruzionismo, del mondo degli insegnanti.

Troppi vedevano nella figura della radio un pericoloso “concorrente” ai loro metodi d’insegnamento, perlomeno fino a quando non venne loro spiegato che la radio doveva essere utilizzata come un sussidio didattico, anziché come semplice sostituto.

L’esperienza dell’ERR finì nell’aprile 1940, quando l’EIAR decise di assimilare tutte le trasmissioni scolastiche. Con lo scoppio della guerra, vennero mandate in onda alcune trasmissioni per permettere agli studenti di assistere alle lezioni direttamente da casa. Anche questo espediente di “ Radioscuola” si rivelerà un fallimento, in quanto le trasmissioni non si tennero in modo regolare e furono funestate da continui disturbi ed interruzioni.

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