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Il potere della Radio

1. 1 Il potere della Radio e la Radio del Potere
Gli Anni Trenta, tristemente noti come anni di regressione economica e di affermazione dei regimi totalitari, videro lo sviluppo della radiofonia come intrattenimento per il grande pubblico: non si parlava più solo di un efficace strumento militare o un divertissement per solitari appassionati, ma di un vero e proprio nuovo medium, potenzialmente alla portata di ogni ascoltatore.

A causa di questa sua peculiare caratteristica, la Radio diventerà in breve tempo un potente strumento nelle mani dei detentori del potere, che la utilizzeranno come mezzo di propaganda della loro politica sia nel periodo di preparazione, sia durante la seconda guerra mondiale.

In Italia, la comparsa di un nuovo canale d’informazione così efficace, immediato e semplice (non bisogna dimenticare la grande percentuale di analfabetismo in cui versava il paese) in quegli anni di crisi e sfiducia nella politica consolidata, poteva rappresentare una grande <em>chance</em> per chi avesse avuto l’intenzione di compiere una scalata alle vette del potere.

Analizzando infatti il rapporto tra potere e società in quegli anni, si nota come diventi sempre più stretto (nel caso dell’Italia Mussoliniana in particolare) e di come il processo di identificazione con il “capo” sia il compito principale dei mass media.

Per la prima volta l’uso smodato di particolari privati ed extrapolitici (oggi una consuetudine ben rodata) quali sfoggio di passioni, abitudini e sensibilità, contribuivano – quasi più delle scelte politiche – ad aumentare il consenso verso il Duce, il quale entra nella “religione” popolare: nasce così il mito del capo che ha sempre ragione e si intende di qualunque mestiere, sport e hobby propri della gente comune. Il Fascismo si differenzia rispetto ad altre dittature come il Nazionalsocialismo o lo Stalinismo proprio a causa di questo “camaleontico” apparire del dittatore italiano.

Quale miglior stratagemma, se non la propria poliedricità esasperata, avrebbe potuto utilizzare, dal canto suo, per mantenere unita e sotto il proprio controllo una nazione che – ancora oggi – è difficile poter definire unita?

Mussolini però non comprenderà da subito il potere del nuovo mezzo di comunicazione. La sua formazione da giornalista gli farà apparire, per tutti gli Anni Venti, la carta stampata come il più efficace degli strumenti di propaganda. Bisogna aspettare la decade successiva ed in particolare l’ottobre 1935, anno dell’invasione italiana dell’impero Etiopico, per potere iniziare a parlare di “Radio per le masse” con chiari intenti propagandistici.

Ancora all’inizio degli Anni Trenta infatti, il pubblico radiofonico apparteneva al limitato ceto alto o medio borghese, con un ascolto collettivo o individuale ma di ambito privato, assolutamente non appartenente alla sfera dell’ascolto “di massa” come la nuova politica del regime esigeva.

Rendendosi conto troppo tardi dell’utilità della radiofonia, il Fascismo rinunciò alla creazione in tempi brevi di una rete capillare di ricevitori privati: decise invece di costruire una serie di punti pubblici d’ascolto per raggiungere il maggior numero di ascoltatori in occasioni di manifestazioni pubbliche.

Inoltre, unitamente alle difficoltà di ordine economico delle famiglie che troppo spesso non riuscivano ad acquistare un apparecchio radiofonico, si aggiunse un altro problema tipicamente italiano come la superstizione, che vedeva la Radio come un “impresa diabolica”: il furbesco spirito italiano però, fu capace di ribaltare a vantaggio della Radio questa idea di “magico” e “stupefacente” che in un primo momento ne aveva segnato il timoroso sospetto.

Nonostante vari altri divertenti strascichi , il pubblico si abituerà relativamente presto alla Radio e alle sue trasmissioni, rendendola ben presto un nuovo momento di aggregazione e di ritrovo.

Prima di entrare nel dettaglio e analizzare alcuni programmi del periodo che va dalla fine degli Anni Venti all’inizio degli Anni Trenta, ho ritenuto necessario ripercorrere, molto brevemente, le tappe più importanti nell’evoluzione della radiofonia in Italia.

Ovviamente le pagine che seguono non vogliono essere una “storia della Radio in Italia” – non è lo scopo di questo lavoro, né ho la presunzione di poterlo fare – bensì un aiuto per contestualizzare e inquadrare al meglio la situazione in cui versava il mondo della radiofonia nel nostro paese.

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