Tutti a Scuola

5. 2 Tutti a scuola

Ben presto l’azione di fornire apparecchi alle scuole si allargò anche all’ ambito nazionale. Nel 1935, con la nascita dell’iniziativa “La radio ai montanari”, si cercarono fondi per permettere l’acquisto di radio anche alle isolate scuole di montagna, con lo scopo di non abbandonare alla solitudine – soprattutto dei periodi invernali – queste piccole realtà.

Il fatto importante e innovativo era che tutta la popolazione poteva ascoltare (con la saggia clausola che la radio non abbandonasse l’edificio scolastico) le varie trasmissioni offerte da Radio Monte Ceneri.

Con questo nuovo scopo la Radio della Svizzera italiana stava attraversando un importantissimo cambiamento: non si trattava più di uno strumento didattico per le sole scuole, ma di un importante “finestra” sul mondo che permetteva a tutti di poter conoscere realtà diverse dalla propria, semplicemente entrando in un edificio scolastico.

In pochi anni il numero di scuole che si dotarono della radio crebbe considerevolmente : ed è un dato significativo se si pensa che da un inchiesta, svolta in un periodo di poco precedente alla nascita della Radio Svizzera italiana, si scoprì che 140 scuole avevano una scarsa illuminazione, 85 erano dotate di un riscaldamento insufficiente, 164 non avevano nemmeno l’acqua potabile e 240 avevano servizi igienici estremamente carenti.

Per non parlare poi dell’ispezione eseguita nel 1949 in tutti i Comuni (e relative famiglie) del Ticino che rivelò solo un 10 percento di abitazioni in cui si poteva trovare una doccia o una vasca da bagno, ma allo stesso tempo anche un 65 percento di famiglie che possedevano una radio.

Nel 1937 venne lanciata una nuova sottoscrizione della “radio ai montanari”, ma stavolta la raccolta dei fondi sarebbe stata differente: non più attraverso donazioni o collette, ma grazie al lavoro dei ragazzi delle scuole maggiori ticinesi, che grazie alla vendita di cartoline illustrate contribuirono direttamente all’iniziativa, ottenendo un buon successo.

Dopo i primi periodi di prova e sperimentazione, si attestarono delle linee guida su ciò che funzionava meglio per la programmazione: vennero preferite le lezioni a “radioscena” – ovvero quelle drammatizzate e con un certo tipo di recitazione – mentre andavano evitate quelle “espositive” a causa della noia che suscitavano nei ragazzi.

Lo scopo ultimo di questa attività radiofonica comunque, a detta di Valter Bianchi, era quello di diffondere valori come rispetto, fratellanza e pace attraverso una funzione educativa e non di mero supporto tecnico-formativo.

 

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