Radioscuola

5. 1 Radioscuola: una “missione”culturale

Ella ha già compreso che cosa io mi attendo dalla Radio della Svizzera Italiana: ch’essa sia organizzata in cotal guisa da diventare un coefficiente di penetrazione educativa e culturale nella scuola ticinese, mediante l’emissione di programmi adatti alle menti e al cuore della nostra gioventù e importanti ai sensi delle più nobili idealità umane

Queste parole pronunciate dal direttore della RSI Vitali a Enrico Celio , non lasciano molti dubbi sullo scopo che la Radio della Svizzera italiana si era prefissata: dare la possibilità agli abitatori delle zone più isolate di poter accedere alla modernità ed inoltre, offrire ai ragazzi di quelle stesse zone la possibilità di aumentare, anche se non considerevolmente, la loro formazione scolastica.

Come si diceva nella prima parte del lavoro, il Ticino degli anni trenta era attraversato da una crisi economica, alto tasso di disoccupazione e diminuzione dei salari, quindi si potrebbe pensare che l’acquisto di un bene di lusso come la radio fosse una grande difficoltà anche per le scuole: se si calcola inoltre che in quegli anni un operaio o un impiegato guadagnavano intorno ai 250 franchi al mese, mentre un apparecchio di medie prestazioni costava dai 250 ai 300 franchi, arrivando fino a 450 per averne uno di buona qualità, appaiono evidenti le difficoltà a cui il ceto medio andava incontro per ottenere il nuovo ritrovato tecnologico.

Grazie ad un saggio del 1995 su questo argomento, apprendiamo invece che in quegli anni si assistette ad un vero e proprio boom delle vendite dell’apparecchio radiofonico: emerge inoltre che la radio fosse più diffusa del telefono, nonostante le caratteristiche più interattive di quest’ultimo.

Le strategie di vendita furono così efficaci da far promuovere l’acquisto di un bene di lusso ritenuto da molti come superfluo e dannoso a causa della sua forza “seduttrice”.

Tornando al discorso educativo, nel 1932 alcune trasmissioni di carattere scolastico vennero trasmesse dall’emettore di Beromünster. In Ticino, poco dopo, il Dipartimento della Pubblica Educazione (DPE) chiese all’EARSI di studiare e preparare delle trasmissioni analoghe.

Come si capisce osservando la citazione iniziale, la Radio Svizzera accettò di buon grado il compito assegnatole. Si arrivò nel periodo tra il 3 e il 19 maggio dell’anno successivo a diffondere col radiotelefono un ciclo di dieci lezioni sperimentali, curate dal prof. Valter Bianchi : gli argomenti trattati spaziavano dalla geografia alla storia locale, dalla tecnologia alle professioni passando anche per la letteratura dialettale ticinese .

I problemi di ricezione di queste trasmissioni, legate ancora al radiotelefono, erano costanti. Da un lato la struttura geofisica stessa del territorio (ricco di valli e montagnoso) non era molto adatta a ricevere l’onda della stazione Radio; dall’altro bastava una telefonata per interrompere la ricezione.

Nonostante queste difficoltà l’esperienza fu valutata molto positivamente e gli organi competenti decisero di dare un seguito a questi “esperimenti”. Il biennio 1933-35 fu fondamentale per l’organizzazione e il regolamento delle emissioni scolastiche , le quali diverranno in breve tempo una delle trasmissioni più amate nella Svizzera italiana, grazie al contributo fondamentale del DPE.

Questi, nel 1934, inviò un questionario alle scuole che chiedeva di rispondere a domande relative a qualità della ricezione, qualità dell’apparecchio posseduto e impressioni generali della classe sulle lezioni .

Un punto molto importante che da subito venne chiarito fu quello di non trattare, nelle trasmissioni, argomenti già previsti dai programmi scolastici: la radio serviva come complemento e arricchimento, non come sostituzione dei libri, o peggio, degli insegnanti. Inoltre emerse che era preferibile utilizzare trasmissioni a “tema unico” poiché lasciavano, a detta dei diretti interessati, più stimoli e ricordi profondi.

Con l’avvento di nuovi apparecchi radio nelle scuole, in sostituzione dei modelli precedenti , la situazione cambiò in meglio. Infatti fra il 1934 e il 1937 il Cantone e i comuni rifornirono 150 scuole di apparecchi radiofonici e si assunsero anche l’onere delle spese di riparazione, piuttosto frequenti.

Inoltre il DPE si impegnò a pagare la tassa di audizione (tassa da versare all’amministrazione delle Poste dei Telegrafi e dei Telefoni – PTT – per poter ascoltare le trasmissioni) riuscendo ad ottenere una tariffa speciale per le scuole, le quali dovevano però limitarsi al solo ascolto dei programmi educativi.

Nonostante le facilitazioni per l’acquisto e le varie agevolazioni finanziarie, alcuni Comuni rifiutarono comunque questa spesa considerata costosa e inutile.

Come ulteriore prova dell’importanza che il DPE dava alle trasmissioni radioscolastiche, ho riportato in appendice il testo de “L’inaugurazione del nuovo ciclo radio-scolastico della Svizzera italiana” del 11 novembre 1934 presentato proprio dal capo del Dipartimento cantonale della Pubblica Educazione Enrico Celio.

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