E.R.R.

2. 3 L’Ente Radio Rurale

Mussolini inaugurò nel 1926 – e dal 1929 in poi comparirà sempre nei discorsi pubblici – la cosiddetta “politica di ruralizzazione”, politica il cui scopo ufficiale consisteva nell’invertire lo sviluppo industriale che avrebbe portato ad una “crisi” morale e sociale per tornare alla sana ed equilibrata vita agreste, vero esempio di rettitudine d’animo.

Ovviamente le finalità del dittatore erano di genere molto più pratico. In quegli anni ci si trovava di fronte ad un nuovo “esodo” di contadini dalle campagne alle città e quindi al conseguente aumento di manodopera per le industrie. Eliminando – o rallentando fortemente – il processo di industrializzazione, si colpiva duramente questa classe operaia con l’intento di aumentare, nelle campagne, il numero di piccoli proprietari terrieri la cui fedeltà e mentalità conformista avrebbero giovato non poco al regime; mantenere il popolo nell’ignoranza era, secondo la politica del regime, la chiave per conservare il potere.

Senza dilungarsi troppo nella storiografia si può affermare che questa politica non riscontrò mai il successo sperato, nonostante gli impegni organizzativi del regime .

Il Governo tentò ugualmente di dimostrare a tutti che la ruralizzazione stava funzionando e alla Radio toccò il compito di far conoscere ai cittadini, attraverso programmi mirati, quanto questa politica fosse efficace.

Il Fascismo si trovò quindi di fronte alla necessità di far raggiungere questo messaggio anche al pubblico decentrato delle campagne, il quale non poteva usufruire dei classici mezzi di comunicazione culturale a causa della sua lontananza dai centri cittadini e dalla conseguente impossibilità di accedere ad un livello di istruzione superiore.

Limitarsi a far conoscere la situazione al pubblico fu comunque solo l’inizio di un progetto molto più ampio e articolato, in cui il mondo contadino e le nuove generazioni sarebbero diventati il target principale sul quale l’impegno del governo avrebbe concentrato i suoi sforzi. Infatti l’idea di utilizzare il mezzo radiofonico come strumento didattico fu la logica tappa successiva di questo percorso, e appare superfluo dire quanto la didattica in questione rientrasse nei canoni del totalitarismo.

La legge del 15 giugno 1933, n. 791 sancì la nascita del nuovo ente per l’educazione radiofonica, che prese il nome di Ente Radio Rurale (ERR).

Il nuovo ente nacque col “fine di contribuire alla elevazione morale e culturale delle popolazioni rurali ” ma l’impronta del regime non tardò a farsi sentire. Inizialmente l’ERR venne posto sotto le dipendenza del ministero delle comunicazioni, ma in seguito le dispute e rivalità circa la sua gestione tra gli organismi governativi non tardarono a manifestarsi, causando difficoltà nelle iniziative. Il PNF pose sotto stretto controllo i programmi del nuovo ente e le sempre più insistenti pressioni ad opera del segretario del partito Starace costrinsero Mussolini, nel 1934, a trasferire l’ERR proprio sotto il controllo diretto del segretario.

Da questo momento in poi il grado di politicizzazione e propaganda all’interno dei programmi aumentò vertiginosamente, al punto che nell’ottobre 1935 le trasmissioni si chiudevano con l’annuncio delle nuove conquiste in Etiopia.

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