Nota Introduttiva

Il progresso compiuto finora dai mezzi di comunicazione rende inutile ribadire in questa sede la loro influenza sulla nostra vita. Oggi Giornali, Internet, Televisione e Radio collegano veramente in pochi istanti il mondo intero e non ci facciamo neppure più caso. Non ne abbiamo più tempo.

Per intraprendere questo lavoro ho dovuto fare un passo indietro. Ho voluto mettermi nei panni di un uomo “del passato” e provare a capire che effetto avesse su di lui l’interagire con uno strumento, per l’epoca, così rivoluzionario come la Radio.

E mi è piaciuto. Mi è piaciuto pensare che quell’uomo, quel sognatore, avesse pensato anche solo per un istante che finalmente il mondo era alla sua portata. Alla portata di tutti quanti. Ai suoi occhi, lo sviluppo della radiofonia europea tra le due guerre poteva apparire come un messaggio molto importante, rivoluzionario: la nuova tecnologia viene veramente offerta a tutti e chiunque può finalmente fruire dell’informazione e della cultura.

La possibilità di ascoltare una voce che raccontasse gli avvenimenti del giorno (e dal mondo!) offriva indubbiamente anche al cittadino del più basso ceto sociale più chances di comprendere ciò che accadeva. Gli veniva altresì offerta la possibilità di udire la musica di un concerto a cui non poteva partecipare fisicamente e, molto spesso, anche economicamente.

Il potenziale democratico ed egualitario della Radio pareva così inattaccabile.

Lo spettro della Prima Guerra mondiale, il cui ricordo sembrava un monito sufficiente a scongiurare qualsiasi altra catastrofe del genere, la voglia di continuare una vita difficilmente tornata alla normalità e il nuovo ritrovato tecnologico che garantiva a tutti la modernità, avrebbero potuto essere scambiati da quel sognatore per segnali che testimoniavano sia la fine di un triste periodo che l’inizio di una nuova era per l’umanità.

Ma il desiderio del potere porta inevitabilmente alla distruzione dei sogni.

Sarebbe troppo semplicistico affermare che il solo avvento dei regimi totalitari in alcune nazioni europee abbia distrutto, con la seconda guerra mondiale, questa possibilità di “cultura universale” per mezzo della Radio, ignorando che il male insito nell’animo umano si è sempre manifestato attraverso molti altri atteggiamenti prevaricatori e che probabilmente, anche se non fossero mai apparsi sulla scena personaggi come Hitler o Mussolini, “altri” detentori del potere non avrebbero mai permesso che concetti come pluralismo, conflittualità culturale, critica e appunto, “sapere universale” divenissero realtà.

Gli uomini sono per natura pieni di tristizia.

Ma questa “cattiveria d’animo” di Machiavelliana memoria non deve toglierci la speranza.

Il seguente lavoro pone al centro la Radio nella sua forma neutra: potenzialmente “buona” o potenzialmente “cattiva” a seconda dell’uso che l’uomo decide di farne.

In realtà forse la mia ricerca ha come centro proprio l’uomo. Per non divagare troppo ho ristretto il campo a due realtà che mi hanno colpito per le tante differenze, ma anche analogie: la Radio italiana, con il suo Ente Italiano Audizioni Radiofoniche e la Radio della Svizzera italiana con la sua Radio Monte Ceneri.

Un esempio di Radio “soggiogata” dal regime totalitario e un esempio di “voce libera”. Diverse scelte, diverse possibilità. Ma con una lingua in comune. Anzi, molto di più: la cultura italiana. Due facce di una stessa medaglia quindi; un gemello “buono” e uno “cattivo”.

Non è il compito né lo scopo di questa ricerca stabilire quanto e che cosa avrebbe potuto fare la Radio italiana per liberarsi dal giogo del fascismo. Nemmeno ipotizzare come si sarebbe comportata la Radio della Svizzera italiana alle prese con un regime totalitario interno. Mi è stata però di grande aiuto per la realizzazione di questo lavoro una frase dello studioso Alfonso Berardinelli, che trattava il tema della ribellione personale:

Chi è capace di ribellarsi non aspetta mai che tutti o molti altri lo facciano, ma comincia a ribellarsi da solo, fin da prima, come può, a titolo personale. E continuerà a farlo anche dopo che tutti avranno smesso di farlo

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